La mia Storia
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" Tutto comincio' un giorno nel quale iniziai a capire che alla mia vita mancava qualcosa. Non sapevo cosa, ma sapevo che... era importante. E alla fine l'ho trovata ".

"Quel giorno iniziai la mia giornata in Croce Rossa con un trasporto molto particolare: un malato terminale in fin di vita che dopo aver provato ogni terapia possibile a Roma tornava in sicilia nella sua terra per morire. Tra me e me pensai " peggio di questo non c'è nulla". Dopo un'ora trasportammo al Bambin Gesu' di Palidoro una bimba di 3 anni collegata ad un polmone artificiale. Anche li pensai "peggio di questo non c'e' nulla"... fino a che non entrai nella terapia intensiva e vidi 2 bimbi, di 2 e 4 anni, in coma irreversibile uno a causa di una nocciolina, ed uno a causa di un chicco d'uva. Anche allora dissi "peggio di questo... cosa ci puo' essere ?". Solo giorni dopo scoprii cosa c'è di peggio: di peggio c'e' il fatto che le insegnanti e le maestre degli asili e delle scuole elementari NON CONOSCANO le manovre di disostruzione salvavita alla perfezione.
Da allora non mi sono MAI fermato.

 

 " La mia storia "

Dott. Marco Squicciarini - Medico
Volontario del Soccorso della Croce Rossa Italiana

Task Force Nazionale BLSD CRI
Il cammino che mi ha condotto a diventare un attivo Volontario della Croce Rossa Italiana, parte da lontano, infatti nel 1989 anno della mia laurea in medicina e chirurgia, prima della specializzazione, mi regalai come gratificazione al traguardo raggiunto una cosa meravigliosa, che fino ad allora non potevo usare, ma da quel momento si: un kit salvavita completo di ambu e cannule guedel !!
Il mio pensiero era proprio quello di avere sempre con me in macchina tutto quello che poteva servire ad aiutare persone in difficoltà.
Sembrava poi fatto apposta che spesso e volentieri arrivavo sulla scena di un incidente, riuscendo a portare sollievo a chi ne aveva bisogno, a comprimere ferite, a bloccare arti fratturati in incidenti, dare conforto in attesa dei soccorsi qualificati…

Putroppo a volte mi sono trovato anche a non poter far nulla, ma non ho mai provato stanchezza o avuto dubbi sul mio operato in questo senso.
Ho sempre dissentito da chi sostiene che a volte fermarsi a prestare soccorso, puo’ anche voler dire prendersi una denuncia se poi qualcosa va storto.

Io so’ che tutte le sere quando vado a dormire mi addormento in pace con me stesso, perche’ ho sempre cercato di aiutare che ne aveva bisogno… senza mai pensare a cause in tribunale… e non so’ spiegarmi il perche’ quando sei animato da buoni propositi nella vita le cose prendono sempre il verso giusto.

Ho cosi’ continuato per anni, fino a che un giorno (un meraviglioso giorno) ho incontrato una crocerossina del Corpo delle Infermiere volontarie (a cui devo il mio ingresso in Croce Rossa) che mi ha detto una frase che non scordero’ mai : “ma tu saresti un volontario perfetto, nella Croce Rossa, ce l’hai nel sangue…si vede !!”.

Io che non sapevo della possibilita’ di diventare un VDS (volontario del soccorso), per me appartenere alla Croce Rossa poteva voler dire solo due cose: o eri un militare o eri un dipendente. Appena scoperto che una delle componenti era quella dei volontari, mi sono subito attivato, e dopo alcune ricerche sono approdato al mio gruppo attuale il “ Roma Nord ”.

L’esperienza che ho potuto fare la definirei “un’esperienza unica” a cui oggi non saprei piu’ rinunciare. Perchè?
Semplice per me è come una “terapia”, una “scuola di vita"; quando effettuo un trasporto in ambulanza con un malato terminale, quando porto un piccolo bambino a fare la terapia settimanale all’Ospedale Pediatrico, quando il servizio ti porta in una abitazione dove vivono al limite della decenza, in quartieri degradati senza nessun tipo di aiuto, quando vedi una giovane vita andarsene sull’asfalto per imprudenza, quando vedo colleghi prestare soccorso alle tre di notte ed accarezzare una anziana signora che vive sola e che non ha nessuno, rincuorandola e rassicurandola e rimboccandole le coperte con la grazia di chi ti vuole bene… quando accompagni un malato terminale operato tre volte senza speranze all’aereoporto per tornare a morire nella sua terra, e nel servizio ti dedichi a lui come non sei riuscito a fare con tua mamma morta troppo presto, e ti prende la mano e ti guarda fisso negli occhi lucidi e ti dice “grazie per tutto quello che avete fatto per me e per la mia famiglia e soprattutto per come lo avete fatto”… ecco quando vedo e vivo tutte queste situazioni mi basta tornare a casa, e anche senza far nulla, essere felice per una giornata che potrebbe sembrare normale… ma non lo e’ mai se sei un Vds della Croce Rossa.